Un robot ha appreso alcuni compiti da un altro robot tramite cloud computing

Gli sviluppatori possono insegnare ai robot alcune azioni tramite algoritmi e codici di vario tipo. Certo, ci sono ancora molte cose che i tecnici non possono trasmettere alle macchine, ma ogni anno che passa facciamo progressi. La condivisione della conoscenza è una componente fondamentale degli esseri umani: ci ha consentito di sopravvivere nel corso degli anni. Ma se questa condivisione di conoscenza, un giorno, avvenisse anche tra i robot? In realtà, poco tempo fa è successa una cosa simile.

Due giocattoli robot


Apprendimento riuscito

Un robot della Brown University (Rhode Island) ha appreso come compiere alcune azioni grazie a un robot della Cornell University (New York). Tutto ha avuto inizio grazie ai ricercatori di quest'ultima università, i quali hanno sviluppato un gioco online chiamato TellMeDave con cui è possibile "allenare" un robot per fargli svolgere alcuni semplici compiti e per consentirgli di fare associazioni tra diverse azioni attraverso comandi basati sul linguaggio quotidiano. Il comportamento appreso dal robot viene poi memorizzato in un cloud chiamato RoboBrain, accessibile da tanti altri robot.

Non molto tempo fa, il robot PR2 alla Brown University ha imparato a raccogliere tazze da un tavolo e ad appoggiarle su delle ciotole rovesciate. A centinaia di km di distanza, il robot Baxter ha appreso ciò che il robot PR2 aveva da poco imparato ed è stato capace di eseguire il compito anche in un contesto diverso. Si tratta di un esperimento ben riuscito che consentirà agli sviluppatori di capire meglio come i robot potranno condividere le informazioni nel modo più utile. Niente più programmazioni a ripetizione: i robot impareranno da soli accedendo al cloud e si adatteranno automaticamente. L'intervento umano verrà ridotto di un bel po'.

Secondo Stefanie Tellex, assistente professoressa alla Brown University, il progetto "sta puntando verso una direzione interessante. Quando metti un robot in una situazione nuova - e nel mondo reale ciò accade in ogni stanza in cui il robot entra - in qualche modo vuoi che lo stesso robot si impegni in comportamenti autonomi.".

Il futuro dell'apprendimento robotico

Cosa ci consentirà l'implementazione su larga scala di un sistema come questo? Al Bay Area Robotics Symposium, tenutosi presso l'Università della California, Ashutosh Sexena, che si è occupato della direzione dello sviluppo di TellMeDave e RoboBrain, ha detto che la condivisione di informazioni tra i robot crescerà sempre più: "Stiamo provando a fare in modo che i robot imparino e condividano conoscenza. Diversi robot possono ricevere e fornire informazioni con il database [RoboBrain].".

In questo caso, la vera sfida nel trasferimento di conoscenze consiste nel far apprendere a robot completamente diversi da loro alcune specifiche azioni. Un robot umanoide è diverso da un robot quadrupede, eppure avrebbero la possibilità di imparare a svolgere uno stesso compito. Il problema è che il robot che dovrà fornire informazioni sarà sicuramente già in grado di eseguire un'azione per cui è stato progettato; invece, il robot che dovrà apprendere avrà sicuramente delle difficoltà a compiere determinati movimenti per cui non è stato progettato. Sarà possibile consentire ai robot di adattarsi e risolvere questo problema? Staremo a vedere. Nel frattempo una suddivisione di azioni per categorie di robot all'interno dei database condivisi, sia dal punto di vista del contesto di applicazione sia dal punto di vista morfologico, potrebbe essere un bel passo in avanti.

Per Tellex l'ideale sarebbe consentire a un robot di capire come tradurre l'informazione per se stesso in base al confronto del suo aspetto esterno con quello del robot che ha messo a disposizione una sua abilità: "Questo è ciò che ci piacerebbe fare, e questo è davvero un piccolo passo verso quella visione. Ci sono molte sfide tecniche rimanenti.". Secondo Nick Roy, professore al Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del MIT, l'aumento di prestazione del cloud computing ci permetterà di raggiungere un ottimo livello di condivisione di attività robotiche: "Ottenendo l'abilità di gestire sempre più dati su internet, è diventato fattibile avere questa conoscenza condivisa. È qualcosa a cui le comunità sui robot hanno aspirato a lungo.".

Imparare, condividere, migliorare

Anche in Europa in passato è stato realizzato un progetto simile: si chiama RoboEarth ed è stato presentato dai ricercatori della University of Technology di Monaco di Baviera, Saragozza, Stoccarda, Stuttgart, Zurigo e dell'azienda Philips. Si tratta di una sorta di World Wide Web per i robot che si basa su un'infastruttura robotica chiamata Cloud Robotics. Grazie a questa infrastruttura, il robot AMIGO è riuscito ad apprendere come raccogliere alcuni oggetti e a consegnarli alle persone. Inoltre il progetto è open-source, aperto a tutti.

Proprio questa apertura può consentire ad altri esperti e sviluppatori di imparare a progettare piattaforme simili, migliorare le prestazioni robotiche e condividere i risultati ottenuti nelle community più attive del settore. Ritorniamo dunque al concetto iniziale: la condivisione della conoscenza è indispensabile per gli esseri umani. Oggi, grazie ad internet, al web e all'open source, il processo di condivisione è potenziato e amplificato. Tutti gli interessati possono trovare le informazioni necessarie per poter realizzare il proprio progetto.

Un giorno, forse, anche i robot potranno condividere la loro conoscenza e faranno risparmiare molto tempo ai tecnici, i quali potranno concentrarsi principalmente sullo sviluppo di nuove attività per i robot e sul miglioramento delle prestazioni del cloud. A quel punto sarà ancora più facile avere la possibilità di assistere a robot che si evolveranno e di riprodurranno autonomamente. Qualche anno fa avremmo chiamato tutto questo "fantascienza".

Fonte: technologyreview

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