Testati nanobot in un vivente per la prima volta


Alcuni ricercatori dell'University of California hanno sviluppato delle micro-macchine alimentate ad acido in grado di viaggiare e rilasciare sostanze nel corpo di un essere vivente. Fino ad ora, sistemi simili erano stati testati solo in vitro. Questa scoperta segna un momento decisivo per la scienza e potrà aprire nuove strade verso la medicina nanorobotica.

Un nanobot allo stato normale e un nanobot con reazione all'acido dello stomaco del topo
A sinistra un nanobot allo stato normale; a destra un nanobot che reagisce all'acido dello stomaco

Il test
L'esperimento è stato effettuato su un topo. I ricercatori hanno dimostrato che i nanobot (micro-macchine) possono viaggiare all'interno dello stomaco del topo, consegnare il loro carico e non causare alcun effetto tossico all'organismo.

I nanobot sono costituiti da materiale polimerico rivestiti con zinco, sono lunghi appena 20 micrometri e larghi quanto un capello umano. Nell'acido dello stomaco, lo zinco reagisce producendo delle bolle di idrogeno che a loro volta attivano i nanobot. Appena questi ultimi si dissolvono, il loro carico di nanoparticelle viene trasportato nel tessuto dello stomaco.

I ricercatori dell'Università della California sostengono che, grazie a questo metodo, si potranno curare ulcere peptiche e altre malattie. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ACS Nano dove si può anche leggere:
"Tale strategia attiva di consegna basata sul motore offre un notevole miglioramento in termini di efficienza rispetto alla comune diffusione passiva di carichi oralmente gestiti. Mentre  le caratterizzazioni supplementari in vivo [nel corpo] sono garantite per valutare ulteriormente le prestazioni e le funzionalità dei vari micromotori [creati dall'uomo] negli organismi viventi, questo studio rappresenta il primo passo verso tale obiettivo."

È la nanotecnologia
Gli scienziati che hanno fatto questa scoperta hanno specificato che sarà necessario ulteriore lavoro per valutare meglio le prestazioni e le funzionalità dei nanobot negli organismi viventi. Ogni nuova scoperta in questa direzione significa un passo in avanti per la nanotecnologia.

Infatti, si spera che in futuro con questa tecnologia sarà possibile trasportare sostanze e farmaci nelle parti più inaccessibili del corpo umano, sconfiggere malattie infettive, svolgere compiti complessi come la manipolazione cellulare o la riparazione.

In questo modo saranno evitati interventi chirurgici invasivi o pericolosi. I più ottimisti sostengono che grazie ai nanobots, insieme alla loro precisione ed efficacia, in futuro potremo rallentare l'invecchiamento ed estendere la vita umana.

Nanomedicina
Nanotecnologia e medicina insieme: la nanomedicina crescerà e, inevitabilmente, porterà con sé grandi dibattiti circa i suoi vantaggi e i suoi rischi. Per quanto riguarda un'applicazione nel corpo umano, siamo ancora in una fase più teorica che pratica, ma con l'esperimento dei ricercatori californiani sono nate nuove possibilità.

Dovremo quindi farci trovare pronti quando ci sarà la possibilità di usare nanobot anche nel nostro corpo. E per farci trovare pronti, dobbiamo continuare a investire nella ricerca e dare priorità alla salute. Non bisogna limitarsi a evidenziare i pericoli o a elencare tutti gli aspetti positivi della nanotecnologia e della nanomedicina. Ogni tecnologia può avere i suoi pro e i suoi contro, soprattutto se si trova in una fase prettamente teorica. L'importante è trovare soluzioni laddove ci sono dei problemi, prima che sia troppo tardi.

Ora sappiamo che si faranno altri progressi in questo campo. Secondo Ray Kurzweil, i nanobot saranno nel nostro cervello tra circa 20 anni. Quindi, un giorno forse i nanobot potranno curarci da alcune malattie agendo proprio all'interno del nostro corpo. Nessun intervento chirurgico, nessun rischio di intossicazione, nessun danno collaterale. Se ci fossero queste certezze, ti affideresti alla nanomedicina?

Fonti:
io9
bbc

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