La tecnologia (non) ci distruggerà


Un robot giocattolo che pone la mano sul viso
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Recentemente sul web sto leggendo articoli dove la tecnologia viene descritta come un male, una malattia di cui bisogna liberarsi immediatamente, prima che sia troppo tardi. Un articolo in particolare mi ha fatto riflettere. È intitolato "LA TECNOLOGIA CI DISTRUGGERÀ". Non credo sia corretto generalizzare, soprattutto quando si parla di tecnologie. L'articolo mi offre un'occasione per fare alcune precisazioni. Ecco perché ho scritto questo post riportando le parti più critiche  e offrendo il mio punto di vista.

Che cos'è la tecnologia?
Sono sicuro che saresti in grado di rispondere alla domanda più o meno correttamente. Ma sono altrettanto sicuro che quando leggi "tecnologia" pensi principalmente a computer, smartphone, robot, tablet, lettori mp3 e dispositivi di questo genere. Se ho indovinato, allora potrai trovare interessante questa breve premessa.

"Tecnologia" è una parola composta che deriva dal greco tékhne-loghìa e significa "discorso sull'arte". In passato con arte si intendeva la tecnica, ovvero il "saper fare", dei metodi organizzati per raggiungere uno scopo o svolgere un'attività. L'uomo, da sempre, ha dovuto acquisire delle tecniche per sopravvivere. Di conseguenza la tecnologia è nata nel momento in cui l'uomo, non potendo avere a disposizione particolari oggetti in natura, provò a costruirseli da sé. Ebbene sì, la tecnologia è nata milioni di anni fa, solo che oggi siamo abituati a contestualizzare e a usare questa parola nel suo senso più moderno.

Credo sia stato importante fare questa piccola precisazione perché l'articolo che voglio commentare è basato interamente sull'accezione moderna della parola "tecnologia". Ma ora bando alle ciance e iniziamo.

Tecnologia e lavoro
L'introduzione dell'articolo non necessita di particolari commenti. Secondo l'autore Anacronista, "siamo in preda a un febbrile raptus suicida", cioè compriamo smartphone, computer e automobili di ultima generazione anche se non possiamo realmente permettercelo. E agendo in questo modo, non facciamo altro che alimentare lo sviluppo di quelle tecnologie che ci toglieranno il lavoro:
"Certo, la tecnologia elimina il lavoro umano, lo soppianta. Questo è il suo scopo intrinseco, fin dall’inizio della rivoluzione industriale. I luddisti che distruggevano le prime macchine avevano probabilmente la vista molto lunga. Dapprima le macchine hanno sostituito il lavoro manuale, poi quello impiegatizio, e ora si insinuano anche in quello dirigenziale. Non si illuda nessuno: non esiste professione al riparo dall’automazione; i prossimi a sparire saranno gli autisti e i vigilantes, ma verrà il turno anche di insegnanti, giornalisti, chirurghi e ricercatori."
Non c'è dubbio che alcune professioni sono destinate a scomparire, ma forse non è necessario farne un dramma. Perché ne stanno nascendo altre e probabilmente verranno richieste nuove specializzazioni. Secondo Erik Brynjolfsson, professore al M.I.T. e autore di The Second Machine Age, la tecnologia "ha sempre distrutto posti di lavoro, ma ne ha sempre creati altri diversi. Rispetto al passato, oggi tutto questo sta avvenendo a ritmi molto più veloci. È possibile che tutta questa innovazione alla fine crei maggiore prosperità, ma non c’è nessuna legge economica che garantisce che questa prosperità sia per tutti.". E poi aggiunge: "Quando la rivoluzione industriale ha automatizzato il lavoro agricolo, molti contadini non sono semplicemente rimasti disoccupati. Hanno trovato nuove industrie in cui lavorare. Ma questi nuovi lavori richiedevano nuove competenze.".

Nuove competenze, dunque. Per stare al passo coi tempi è fondamentale istruire. Questo compito spetta alle scuole e alle università. Se l'istruzione non innova, è ovvio che le persone non acquisiranno le competenze necessarie per destreggiarsi nel mondo del lavoro e dimostrare di essere indispensabili per la società. Quindi: la tecnologia sta eliminando i posti di lavoro? Si. Abbiamo lanciato l'allarme? Certo. Stiamo facendo qualcosa di concreto per trovare soluzioni? No, stiamo facendo poco. Ragioniamo poco sul modello socio-economico attuale e offriamo poche soluzioni, la maggior parte delle quali basate su presupposti arcaici. L'intervento di Anacronista riportato sopra è proprio questo: segnala un problema con tono catastrofico e individua un'unica soluzione (alquanto discutibile, te lo dimostrerò a breve) che è quella di liberarsi dal "male", cioè di fare a meno della tecnologia.

Per avere una buona panoramica sulla faccenda tecnologia-lavoro posso suggerire il libro "I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici" (2012), di Federico Pistono. In questo libro viene messo in discussione il modello socio-economico attuale e viene proposto un rinnovo dell'istruzione basato su aggiornamenti costanti delle competenze da fornire ai bambini e ai ragazzi. In generale, secondo Pistono una soluzione potrebbe essere quella di spostarsi verso un differente sistema che lui chiama società open-source: "È un sistema in cui tutta la conoscenza umana - medica, tecnologica e altro - viene resa ad accesso pubblico, rilasciata tramite una licenza libera. Questo ci serve per far sì che nel 2030 nessuno dovrà più lavorare per vivere una vita dignitosa". Il libro ha ricevuto molti pareri positivi da parte di diversi esperti del settore, tra cui Peter Diamandis.

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Tecnologia e inquinamento
Anche qui generalizzare crea solo altra confusione:
"Senza contare che ha stravolto il millenario equilibrio tra l’umanità e il pianeta, sottoponendo quest’ultimo a sfruttamento e distruzione selvaggia. Sono patetici, i promotori turistici, quando ci vogliono far credere che quell’isola o quel monte siano rimasti magicamente “incontaminati” dall’inquinamento che permea ogni angolo del globo. Il suolo è depauperato e pieno di veleni; altrettanto il mare; l’aria è satura di inquinanti da combustione, lavorazioni industriali e geoingegneria, tanto che siamo tutti intossicati da metalli pesanti."
Concordo sul fatto che molte industrie non ci pensano due volte a estrarre materie prime o a smaltire rifiuti senza badare alle conseguenze sull'ambiente. Oppure a sfruttare l'energia nucleare che forse è quella più pericolosa per la nostra salute e per l'ambiente (vedi Fukushima). Ma allo stesso tempo non possiamo indicare la tecnologia come grande e unica fonte di inquinamento. Il motivo è semplice: ci sono anche tecnologie che si basano sulle energie rinnovabili. Possiamo sfruttare l'energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica con un impatto minimo sull'ambiente.

Dobbiamo sempre ricordare che dietro la tecnologia c'è l'uomo. E sono le scelte dell'uomo ambizioso, egoista, criminale e dedito esclusivamente al business che possono portare all'inquinamento o addirittura a disastri ambientali. Questo discorso si collega molto bene al tema della geoingegneria, citato dallo stesso Anacronista nel suo articolo e questo mi fa davvero piacere. La geoingegneria è un argomento delicato e spesso chi ne parla negativamente è etichettato come complottista/cospirazionista. Tempo fa ne parlai in un post cercando di esporre alcuni dati significativi. Il mio era un avviso del tipo "Guarda, esiste anche la geoingegneria e ci sono documenti ufficiali che ci dicono che qualcosina nei nostri cieli effettivamente avviene". Ognuno può avere la sua opinione a riguardo, sono qui proprio per sapere la tua e discuterne.

Concludendo il discorso tecnologia-inquinamento: no, non possiamo dire che la tecnologia inquina. È un'affermazione troppo generale e quindi sbagliata. Ma possiamo dire che esistono alcune installazioni che sono più aggressive delle altre, che molte aziende gestiscono male l'estrazione di materia prima e lo smaltimento dei rifiuti, che alcune energie da sfruttare sono più pericolose e che ci sono tecnologie che potrebbero risolvere gran parte di questi problemi. Non sarà la tecnologia a distruggere il verde del nostro pianeta, ma sarà l'uomo cattivo e individualista che ho citato prima. Come possiamo impedire che ciò avvenga? Abbiamo bisogno di una politica ambientale attenta, pronta e incisiva, non solo a livello locale. E dobbiamo essere noi per primi, nel nostro piccolo e nella nostra quotidianità, a non inquinare il nostro ambiente e a proteggerlo.

Pale eoliche
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Biotecnologie 
Arriva poi il momento delle biotecnologie e anche in questo caso sono d'accordo solo in parte.
"Dobbiamo difenderci dalle nostre stesse “biotecnologie”. Bio-tecnologia: quanti folli bisogna essere, per rendere tecnologia anche la vita? E invece in quelle facoltà mandiamo i nostri giovani: a studiare come manipolare i DNA per Monsanto e le altre ditte farmaceutiche, a rendere il mondo sempre più artificiale e pericoloso, come se i disastri combinati finora non bastassero. E pensare che, fino alla rivoluzione industriale, l’uomo abitava in un pianeta dove poteva bere l’acqua dei fiumi, cogliere i frutti dagli alberi, cacciare i cinghiali e coltivare il grano senza timore di veleni e senza dover studiare per anni, ma in modo spontaneo o avvalendosi del sapere delle generazioni precedenti. Egli interagiva in un ambiente del quale era parte armonica, organica."
Con bio-tecnologie si intendono quelle tecnologie dove gli esseri viventi sono usati come strumenti di trasformazione e costruzione. Già nell'antichità l'uomo ricorreva alla biotecnologia con l'allevamento del bestiame e la selezione delle piante da coltivare. Altri tipi utilizzi di biotecnologie risalgono all'uso di lieviti per il pane e poi ai processi di fermentazione per il vino e la birra. Grazie ad approfonditi studi scientifici siamo poi riusciti ad applicare le biotecnologie nel biorisanamento che consiste nell'utilizzo di microrganismi per la bonifica di rifiuti. Insomma, ci sono delle applicazioni delle biotecnologie utili e non dannose che non vanno trascurate.

C'è però anche un aspetto più controverso delle biotecnologie e che riguarda in particolare l'ingegneria genetica. La manipolazione del DNA può portare a nuove scoperte interessanti sul funzionamento di determinate proteine e ad individuare malattie genetiche attraverso diagnosi prenatali su embrioni. Il problema è quando non ci sono abbastanza studi che confermino, ad esempio, la non pericolosità di un organismo geneticamente modificato (OGM). Spesso gli unici studi esistenti sono proprio quelli finanziati dalle aziende che vendono questi prodotti e non credo possiamo fidarcene ciecamente. E a proposito di questo (condivido la sua critica), Anacronista ha citato Monsanto, una società americana che vende diversi prodotti biotecnologici e di cui spesso ho parlato nel mio blog per evidenziare alcuni suoi comportamenti molto discutibili. Molti dei suoi prodotti sono dannosi per la salute delle persone e degli animali. Ci sono studi indipendenti che lo confermano. Per saperne di più, puoi consultare i miei post sull'argomento.

Il pensiero si conclude con il malinconico richiamo dello stato brado dell'umanità. Del tipo "Si stava meglio quando si stava peggio". Non credo sia possibile e che possa funzionare. Se l'uomo costruisce tecnologie è soprattutto perché ne ha sentito il bisogno. Alcune tradizioni continuano ad essere tramandate e se altre scompaiono non è a causa della tecnologia. Anzi, la stessa tecnologia ci ha aiutati e continuerà ad aiutarci, anche in questo caso. Un piccolo esempio tra tanti: l'uomo non poteva memorizzare tutto e ha trovato una soluzione nella scrittura e nel libro. Negli ultimi anni queste due tecnologie si sono potenziate tantissimo grazie a internet e al web. Inoltre, possiamo ripristinare l'armonia con la natura proprio attraverso la tecnologia, come ho scritto anche nel paragrafo precedente. Quindi, non demonizziamola. Potrebbe salvarci, altro che distruggerci.

Un uomo occidentale immerso nella natura selvaggia
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Per i transumanisti
Nell'articolo c'è anche un breve riferimento al Transumanesimo che ho voluto evidenziare perché è un tema che sto approfondendo da poco e che trovo molto interessante. Ecco le parole di Anacronista:
"Se diamo retta ai transumanisti, lo scopo pare quello di fondere l’uomo con le macchine, così da conferirgli immensa intelligenza di calcolo, infinità di informazioni e, ovviamente, vita eterna (dopotutto il transumanismo è la trasposizione fantastica in chiave tecnologica delle religioni). Ma non sarebbe questa la distruzione totale dell’essere umano, la sua trasformazione in qualcosa di completamente diverso? Cosa c’è che non va bene nell’uomo, nella sua vita naturale, da volerlo trasformare in un fantomatico essere indefinito? Di nuovo, lo scopo più o meno dichiarato dei transumanisti è di trasformare l’uomo in Dio: immortale, onnisciente e onnipotente."
Questo è la classica interpretazione di chi non ha avuto modo di approfondire direttamente il tema. Poco tempo fa ho avuto l'occasione di partecipare all'intervento "Transumanesimo: la Singolarità è vicina?" al Congresso Nazionale di Futurologia svoltosi a Città della Scienza (Napoli). In quel panel furono esposte idee molto lontane da quanto è sostenuto in questo articolo. In sintesi, i pensieri espressi furono i seguenti:
I transumanisti non "giocano a diventare Dio", vogliono migliorare la condizione umana attraverso un approccio scientifico e considerano l'uomo come soggetto libero. Ci sono molte interpretazioni sbagliate sul movimento transumanista, ecco perché ritengo che ci sia bisogno di maggiore confronto e di maggiore circolazione delle conoscenze. E come sarebbe possibile senza la tecnologia? Preferisco avere la possibilità di informarmi piuttosto che vivere senza avere l'opportunità di capire cosa sta accadendo nel mondo. Questa possibilità può offrirla solo la tecnologia.

Altri brevi pareri
Ora vorrei commentare brevemente le ultime espressioni estrapolate dall'articolo.

Siamo passati "dal giocare in cortile con gli amici alle giornate solitarie davanti ai monitor; dallo scrivere lettere personalizzate e personali alle email digitate e intercettabili"
Questo è un esempio del significato moderno e negativo che si attribuisce alla parola "tecnologia". È vero che molti giovani oggi preferiscono il pc e le console piuttosto che fare una passeggiata fuori con gli amici, ma non è corretto generalizzare. Il contatto umano non è destinato a estinguersi. Le comunicazioni digitali ci permettono, d'altra parte, di trasmettere messaggi con immediatezza e di entrare in contatto con persone, aziende e organizzazioni che altrimenti sarebbero irraggiungibili. Per quanto riguarda le email, siamo liberi di scriverle o meno e siamo liberi di ricorrere alla carta e alla penna, se lo vogliamo. Nessun problema.

"Cosa deve capitarci, ancora, per capire che la tecnologia non ci fa bene?"
Gli strumenti per le operazioni chirurgiche hanno salvato la vita di molte persone. Sono tecnologie anche quelle.

"Non ci servono nuove tecnologie [...] ci serve solo tanto buon senso in più, per tornare a vivere in modo consono alla nostra natura biologica"
Ci servono nuove tecnologie per vivere meglio, per aiutare chi è in difficoltà, per migliorare le condizioni economiche e sociali della nostra società.

"Con o senza olocausto tecnologico, se continuiamo su questa strada dell’uomo non resterà più nulla. In altre parole, la tecnologia ci distruggerà."
Se continuiamo verso questa strada, siamo messi davvero male, è vero. Ma non a causa della tecnologia, ma a causa di alcune scelte dell'uomo che non sempre mette a disposizione la sua intelligenza per il bene di tutti e della natura. Se ce la prendiamo con la tecnologia, allora vuol dire che siamo destinati a sparire prima del previsto. Siamo in una situazione in cui la maggior parte dei problemi si risolvono con la tecnologia, con l'acquisizione delle tecniche, con il "saper fare" per risolvere. Se ci spogliamo di tutto, non risolveremo un bel niente.

Uno scenario apocalittico che nessuno si augura
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Analizziamo, scegliamo, evitiamo
Credo che nell'articolo pubblicato su Controinformazione ci sia dunque un eccesso di catastrofismo dovuto essenzialmente dal significato più moderno attribuito alla parola "tecnologia".  La tecnologia dei telai, delle macchine a vapore, della siderurgia, della fonderia, delle grandi vie di comunicazione, oggi è quella dei computer, degli smartphone, del web e di tutto ciò che è elettronico, digitale. Queste evoluzioni non sono avvenute esclusivamente per arricchire i grandi proprietari, ma anche perché col tempo sono emerse nuove necessità.

Adoro la tecnologia (nel senso più ampio del termine), ma sono convinto che in quest'ambito generalizzare significa perdere di vista le opportunità di progresso e i rapporti causali delle trasformazioni sociali. Credo sia giusto analizzare ogni tecnologia singolarmente per evidenziarne pregi e difetti. Ciò che non condivido è la visione univoca e apocalittica che spesso si adotta nei confronti di essa. Come si può negare il fatto che molte persone grazie alle tecnologie siano sopravvissute o continuino a vivere dignitosamente? Sin dal paleolitico l'uomo acquisiva tecniche e costruiva tecnologie: lance, capanne, pietre e pelli lavorate per coprirsi e così via. Gli occhiali: un oggetto oggi considerato banale, ma in realtà indispensabile per molte persone. Chi ha problemi di vista in che condizioni vivrebbe senza un paio di occhiali? Gli occhiali sono una tecnologia.

No, la tecnologia non ci distruggerà. Fin quando ci consentirà di aiutare persone come Nigel Ackland e i mutilati in Sudan non ci distruggerà. Perderemo ogni speranza solo quando distruggeremo la tecnologia intesa come "saper fare" e come "acquisire tecniche". In quel caso non ci rimarrà più niente per migliorare le nostre condizioni di vita e addirittura per sopravvivere. Sto adottando anche io un tono troppo drammatico? Ci do subito un taglio con un po' di ottimismo.


Ho detto la mia. Tu cosa ne pensi riguardo la tecnologia e il modo di usare questa parola? Dimmi la tua opinione e discutiamone. Non c'è modo migliore per chiarire le idee.

Fonti:
lastampa.it
tomshw.it
federica.unina.it

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